Privacy ieri e privacy oggi

Privacy ieri e privacy oggi

“Avremo sempre meno Privacy, e va bene”: analisi dell’articolo di Dominic Basulto

Prima di cominciare a parlare del nostro articolo che si intitola: “Privacy ieri e privacy oggi”, facciamo un rapido cenno ad un articolo del 2015 del Washington Post.

Il suo autore è Dominic Basulto, e si intitola: “Avremo sempre meno Privacy, e va bene così”.

Uno dei concetti che viene qui espresso, è che le generazioni del futuro, guardando all’idea di privacy attuale, la troveranno antiquata. Senz’altro tutto ciò è vero. Del resto, quando quello che noi oggi chiamiamo presente diventerà passato e quindi parte della storia, coloro che vivranno in un tempo che noi oggi chiamiamo futuro, rileggeranno il passato con l’occhio del loro presente. Noi chiaramente non possiamo sapere esattamente cosa succederà, ma se dovessimo fare delle ipotesi, potremmo facilmente arrivare a dedurre che ci sarà sempre meno privacy come noi la intendiamo. Ciò sarà probabilmente dovuto allo sviluppo informatico e tecnologico sempre più veloce e maggiore.

Un’altra cosa sulla quale si sofferma l’autore di questo articolo, è che avere meno privacy può essere giusto, se giustificato da un raggiungimento di altri benefici che compensano questa parziale privazione. Già il titolo dell’articolo si esprime in questa direzione. Ma va oltre tale affermazione nel momento in cui dice che “avere troppa privacy è un rischio come averne troppa poca”. E nel dire ciò, assimila il concetto di “troppa privacy” ad una forma di democrazia mal funzionante. Dominic Basulto con le sue parole ci dà sicuramente dei preziosi e interessanti spunti su cui riflettere e fare fantasticherie sul domani.

Ma torniamo al presente, e volendo anche al passato. Affrontiamo l’evoluzione del concetto di privacy parlando di: privacy ieri e privacy oggi.

Privacy ieri

La concezione di privacy di “ieri” corrisponde al diritto al riserbo della propria vita privata. Il suo contenuto si sostanzia nel dare all’individuo la possibilità di frapporre uno schermo tra la propria individualità e la società. Può perciò essere definito come diritto alla riservatezza. In un primo momento esso si declina come diritto delle persone a che nessuno pubblichi informazioni su di loro. 

Rispetto ad altri diritti, alla riservatezza è stato dato valore costituzionale solo alla fine degli anni ’70 del secolo scorso. La sua portata necessitava poi, di essere bilanciata con l’art. 21 Cost. relativa alla libera manifestazione del pensiero. Ma per fare ciò era necessario che anche al diritto alla riservatezza fosse riconosciuta tutela costituzionale. Al fine di ottenere questo risultato, fu necessario riferirsi agli artt. 2 e 3 della Costituzione.

Gli artt. 2 e 3 della Costituzione

Una parte dell’art. 3 Cost., ci dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale“. Ciò significava che i titoli nobiliari non avevano più valore e ha permesso alla giurisprudenza di elevare a tutela costituzionale sia la riservatezza che l’onore e la reputazione. Sempre con riferimento a questo articolo 3 Cost., è stato inoltre possibile pretendere che non sia consentita una diffusione indiscriminata di notizie.

Abbiamo poi l’art. 2 Cost., che ha dato ulteriore forza alla tutela del diritto alla riservatezza. Ciò, grazie alla sua natura di “clausola aperta” che permette l’introduzione di tutta una serie di nuovi diritti

Cosa significa riconoscere come diritto la riservatezza?

Significa sancirne l’intrasmissibilità, l’imprescrittibilità e l’indisponibilità, permettendo però al tempo stesso  a ogni persona di autolimitare il proprio diritto. Quindi, di rendere partecipi gli altri di alcuni aspetti riguardanti la propria vita privata.

Privacy oggi

Dal momento in cui hanno cominciato a circolare i dati via internet, si è posta la necessità di passare:

  • dal diritto al riserbo della nostra vita privata,
  • al controllo e tutela dei dati che circolano su di noi.

In un precedente articolo avevamo parlato di questa forma di controllo che coincideva col concetto di Habeas Data.

Tappe evolutive del concetto di tutela dei dati personali

  • La direttiva 95/46: tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e libera circolazione dei dati personali.
  • La legge 675/1996: istitutiva del Garante della Privacy.
  • La direttiva 97/66: trattamento dei dati personali, tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni.
  • La direttiva 58/2002: trattamento dei dati personali e tutela della vita con riferimento al settore delle comunicazioni elettroniche.
  • Il decreto legislativo 196/2003: il Codice Privacy.
  •  Il regolamento 2016/679/UE: Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR).
  • il decreto legislativo 10 agosto 2018 n. 101: adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679.

Privacy ieri e privacy oggi, ovvero: da una tutela statica ad una tutela dinamica

Per concludere, possiamo vedere che i due diversi concetti, ci portano a concepire una forma di tutela avente una portata molto diversa. Infatti:

con riferimento al diritto alla riservatezza, la tutela è statica e negativa. Questo perché ciò che rileva è il momento individualistico e il potere si esaurisce nell’escludere le interferenze altrui.

Con riguardo invece al diritto alla protezione dei dati personali, la tutela è dinamica e positiva. Ciò perché la tutela segue i dati nella loro circolazione. I poteri di controllo e d’intervento inoltre, non sono attribuiti soltanto ai diretti interessati, ma anche ad una autorità indipendente. Quindi la tutela non è più soltanto individualistica, ma coinvolge una specifica responsabilità pubblica.

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