L’informativa tutela davvero i nostri diritti?

L’informativa tutela davvero i nostri diritti?

Da quando è entrato in vigore il GDPR il 25 maggio di quest’anno, l’informativa sulla privacy è stato uno degli argomenti al centro dell’attenzione. Al contempo si sono susseguite tutta una serie di domande.

  1. Ma qual’è l’importanza dell’informativa?
  2. Quali sono gli elementi imprescindibili per la costruzione di una buona informativa?
  3. Che senso ha leggere l’informativa soprattutto quando siamo costretti a prestare il nostro consenso al trattamento dei dati anche quando non vorremmo?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta a queste 3 domande e nel fare ciò capiremo anche se l’informativa tuteli davvero i nostri diritti.

Ma perché l’informativa è così importante?

Partiamo dalla base. Cos’è l’informativa? È quel documento che deve essere fornito al soggetto interessato e in cui vengono spiegate tutta una serie di cose. È proprio la ricchezza di informazioni che ci vengono fornite attraverso l’informativa che ne determinano la sua importanza. Tra queste:

  • come verranno usati i dati personali;
  • per quali finalità vengono usati i dati personali;
  • quali siano i diritti dell’interessato previsti dagli artt. 13 e 14 del GDPR che il titolare del trattamento si incarica di rendere noti all’interessato.
  • ecc…

 

Quali sono gli elementi imprescindibili per la costruzione di una buona informativa?

Gli elementi che devono caratterizzare ogni informativa rispondono all’acronimo CBC e sono:

  • Completezza;
  • Brevità;
  • Comprensibilità.

Perché leggere l’informativa nei casi in cui siamo costretti a prestare il nostro consenso al trattamento dei dati?

A volte capita che navigando su internet ci venga richiesto di prestare il nostro consenso al trattamento dei nostri dati. Se non lo facessimo non potremmo continuare a fare quello che stavamo facendo. Ma allora, se siamo costretti a dare il consenso, potremmo chiederci: perché dovremmo anche perdere il tempo di leggere l’informativa?

Risposta: dovremmo leggerla perché in questo modo avremo la consapevolezza di cosa venga fatto con i nostri dati e chi li usi. Insomma, l’importanza della lettura dell’informativa risiede nel principio dell’autodeterminazione informativa, dell’Habeas Data. Infatti leggendo questo documento avremo la possibilità di controllare come i nostri dati circolino in rete e di esercitare i nostri diritti. E quindi in poche parole di “provare” ad essere padroni della nostra privacy.

Conclusioni

Per concludere potremmo porci un’ulteriore domanda.

Qual’è il tallone d’Achille dell’informativa?

Sulla base di quanto abbiamo detto, essa deve essere completa, breve e comprensibile. Ma questi sono dei concetti molto vaghi. Infatti cosa significa breve? Non si dice nel GDPR che breve corrisponda ad un certo tot di pagine o di righe. Così come non si chiarisce esattamente come sia una informativa breve e concisa. Ovviamente, tutta questa “ambiguità“, è il pane di avvocati senza scrupoli. Essi, approfittando delle imprecisioni del GDPR, spingono il loro agire fin laddove sanno di non essere colpiti dalle sanzioni. Così a volte ci troviamo di fronte anche ad informative lunghe 20 pagine. Oppure in altre situazioni abbiamo continui rimandi ad articoli, che agli occhi dell’interessato sono l’opposto della chiarezza.

Il tutto, con l’obiettivo di spingere l’interessato a prestare il consenso al trattamento dei suoi dati senza leggere in tutto o in parte l’informativa. Il classico: accetto…accetto…accetto… che si tende a dare al trattamento dei nostri dati senza aver letto l’informativa.

Quindi, se a redigere l’informativa è un avvocato in gamba e che rispetta il Regolamento seguendo i valori dell’etica che la sua professione gli impone, leggere l’informativa aiuta a tutelare i diritti degli interessati. I diritti saranno invece ben poco tutelati, nel caso in cui chi redige l’informativa lo fa con lo scopo di carpire più dati possibili in modo poco onesto.

Sonia Lavoratti

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