L’anonimato tra etica e onnipotenza tecnologica

L’anonimato tra etica e onnipotenza tecnologica

Il tema dell’anonimato è molto vasto,  perciò potremmo dire molte cose al riguardo. In questo contesto, ci soffermeremo sul rapporto tra il diritto all’anonimato online e offline e infine affronteremo l’argomento principale nonché  titolo dell’articolo: l’anonimato tra etica e onnipotenza tecnologica

Il diritto all’anonimato on-line e off-line

In un precedente articolo abbiamo parlato, anche se marginalmente, dell’art. 21 Cost. Adesso riprendiamo questo stesso articolo della Costituzione, per dire che il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero è collegato con i principi di responsabilità e trasparenza. Vediamo poi che l’art. 18 Cost., vieta le associazioni segrete, e così facendo, come sottolineato da C. Melzi D’Eril e G. E. Vigevani, “impone che il confronto pubblico avvenga alla luce del sole”. Dal combinato disposto di questi due articoli, appare che nel nostro ordinamento il diritto all’anonimato off-line non sia visto di buon occhio. Si pone così ancor più la necessità di istituire un diritto all’anonimato on-line vero e proprio, che nel nostro ordinamento viene regolato dalla Dichiarazione dei diritti di Internet, che però  non ha però valore giuridico. 

L’anonimato tra etica e onnipotenza tecnologica

In questo paragrafo affrontiamo le due anomalie che vengono generate dall’anonimato.

La prima anomalia

Nel momento in cui essere anonimi diventa una maschera che ci permette di dire e fare tutto quello che vogliamo, il senso stesso dell’etica perde valore. Nasce inoltre una confusione in merito a cosa sia giusto e lecito fare. Tale confusione è supportata dalla consapevolezza che nella società in cui viviamo, non tutto ciò che è vietato è anche sanzionato una volta commesso. Così i responsabili degli illeciti rimangono impuniti. Si finisce poi per rispettare un determinato precetto, solo quando si ha la paura di essere puniti perché si sa che in quel determinato caso la sanzione verrà applicata.

La seconda anomalia

Come ha detto F. Di Ciommo:

l’uomo finisce per avvertire come permesso, e dunque lecito, tutto ciò che può fare utilizzando la tecnologia.

Nasce così un vero e proprio senso di onnipotenza tecnologica, supportata dal credersi del tutto deresponsabilizzati. Ciò a causa delle difficoltà tecniche nello scoprire chi sia stato colui che si sia macchiato di un determinato fatto illecito avvenuto nella dimensione virtuale. Si pone così il bisogno di poter capire chi sia l’autore di quel fatto. Per arrivare a questo risultato  è necessario, come ha detto F. Faini:

trovare un equilibrio tra anonimato in rete e la tutela dei comportamenti illeciti commessi online.

A tal riguardo, Stefano Rodotà ha ipotizzato la creazione di un “anonimato protetto”.Così la persona sarebbe unicamente tenuta a fornire  solo “il suo nome  a chi garantisce l’accesso. Nome al quale tuttavia si potrebbe risalire solo in casi eccezionali eventualmente  attraverso il filtro dell’autorità giudiziaria”.

 

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