Il digital divide attenta alla democrazia?

Il digital divide attenta alla democrazia?

Il digital divide, cioè il divario digitale, consiste nel divario di chi può accedere davvero ad internet e chi non può. Nel prosieguo dei paragrafi, cercheremo di rispondere alla domanda posta dal titolo di questo articolo: il digital divide attenta alla democrazia? Ma prima di addentrarci nell’affrontare tale quesito, ci porremo un’altra domanda: In cosa si sostanzia il diritto di accesso ad internet?

Il diritto di accesso ad internet

In un precedente articolo abbiamo visto come con l’avvento di internet, si è posta la necessità di creare nuovi diritti. Il diritto di accesso è uno di questi nuovi diritti, e ne  parleremo in questo contesto perché è inevitabilmente connesso al tema del digital divide. A breve vedremo perché.

Storia del diritto di acceso ad internet in Italia

Adesso un po’ di storia: il riconoscimento del diritto di accesso a internet all’interno del nostro ordinamento fu proposto per la prima volta da Stefano Rodotà. Era il novembre del 2010 a Roma all’Internet Governance Forum Italia. La proposta riguardava l’inserimento di un articolo all’interno della Costituzione, e più precisamente l’art. 21-bis, al fine di far rientrare nei diritti fondamentali, l’accesso alla Rete.

Come ha detto Gaetano Azzariti, l’introduzione di questo articolo avrebbe rappresentato un intervento di “manutenzione” costituzionale, reso necessario dall’imporsi  del fenomeno internet. Tuttavia Azzariti si chiedeva perché si volesse introdurre come articolo a sé (articolo 21-bis) e non invece inserirlo come comma aggiuntivo all’interno dell’esistente articolo 21 della Costituzione visto che, sempre a suo parere, il diritto d’accesso alla Rete rappresenterebbe una specificazione del più generale diritto alla libera manifestazione del pensiero.

L’art. 21-bis

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale ⌊…⌋

Questo è il testo dell’art. 21-bis che però non è mai entrato in vigore. Ma perché il riconoscimento di questo diritto era stato valutato necessario, visto che l’art. 21 Cost., garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione?” Questo dubbio nasce dalla locuzione “ogni altro mezzo di diffusione”, nella quale dovrebbe rientrarci anche internet. Prevedere una espressa garanzia costituzionale per internet, è però possibile, perché per sua natura ogni persona ha la possibilità di utilizzarlo direttamente (come sottolinea Rodotà). Questa è una notevole differenza rispetto ai mezzi: stampa, televisione e telefono.

L’art. 34-bis

Proseguendo cronologicamente, nel 2014 si propose di introdurre nella Costituzione l’art. 34 bis che avrebbe qualificato il diritto di accesso ad internet come diritto sociale. In questo modo lo Stato sarebbe stato onerato a investire nelle infrastrutture di connessione alla Rete, in modo uniforme sul territorio, pr garantire a tutti di accedere ad internet ad alta velocità. Anche questa proposta non andò a buon fine

L’Internet Bill of Rights

Siamo arrivati al 2015, anno nel quale il diritto di accesso ad internet riesce finalmente ad ottenere una sua regolamentazione all’interno dell’Internet Bill of Rights, ovvero la Dichiarazione dei diritti di internet. Tale Carta, non qualifica questo diritto come diritto sociale, ma come diritto fondamentale, sottolineando che il suo contenuto costituisca un altro modo per far valere l’eguaglianza fra le persone. Di fondamentale importanza è il tema dell’accesso libero e paritario a ciò che il mondo della scienza e della tecnologia mette a disposizione.

Tuttavia, nonostante l’Internet Bill of Rights sia un documento importantissimo, come ha detto lo stesso Avv. Carlo Blengino:

⌊…⌋ dal punto di vista legale vale poco, è pura moral suasion

Nel dire questo, Blengino sottolinea che il reale valore della Carta è solo quello di spingere le persone ad aderire ai suoi precetti in quanto moralmente e socialmente corretto. Come ha detto N. Zingales:

la Dichiarazione dei diritti di Internet detta linee guida per la futura governance della Rete

Diritto di accesso e digital divide

Eccoci arrivati al punto chiave di questo articolo: qual’è la connessione tra i due temi del diritto di accesso e del digital divide? E in secondo luogo rispondiamo alla domanda: il digital divide attenta alla democrazia?

Il legame tra il diritto di accesso e il digital divide

Per dare una risposta alla prima domanda, bisogna dire che il diritto di accesso non si sostanzia unicamente nell’accesso tecnologico inteso come mera connessione materiale ad Internet. Infatti quando entriamo in Rete è necessario anche  poter accedere ad un mondo di opportunità. Come ha detto Stefano Rodotà:

dobbiamo poter accedere ad Internet con una chiave che non apre una stanza vuota; accesso significa anche non dover pagare ogni servizio dopo la connessione. 

Quindi per dare una risposta alla prima domanda, il legame che purtroppo lega il diritto di accesso al digital divide è che, nel momento in cui abbiamo quest’ultimo, significa che c’è chi può accedere liberamente ad internet e chi no. Le origini di questa nuova forma di discriminazione, riguardano in parte le differenze economiche tra paesi ricchi e poveri, ma non solo. Infatti, scaturisce anche da problemi di origine culturale e sociale. A farne le spese sono in particolare, gli anziani e i disabili.

Il digital divide attenta alla democrazia?

Rispondiamo adesso alla seconda e centrale domanda che ci siamo posti: il digital divide attenta alla democrazia? La risposta è si. Infatti, a causa di questo divario la  democrazia ne viene a risentire, perché,come ha detto Stefano Rodotà:

accedere a internet è precondizione essenziale  per esercitare la libertà di parola.

Infine, sempre Rodotà ha detto che: visto che il diritto di accesso riguarda sia la conoscenza “in uscita” (quella che ciascuno può attingere dalla Rete), sia quella “in entrata” (prodotta da tutti coloro che la accrescono con il loro intervento),

chi non accede alla Rete – e, soprattutto, chi non lo farà in futuro – vedrà inevitabilmente compromessa la propria libertà di informarsi e di informare, anch’esse a base della democrazia.”

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