I diritti nell’era di internet

I diritti nell’era di internet

La nascita del termine “Internet” risale al 1982. A partire da quella data fino ad arrivare ai giorni nostri, internet e le tecnologie informatiche si sono sviluppate sempre di più.  Connessa a questo sviluppo, si è posta con gli anni la domanda se fosse o no necessaria una regolazione dei diritti nella dimensione virtuale. La risposta data a questo interrogativo in un primo momento è andata in una direzione, e poi è stata smentita e ribaltata negli anni a seguire. Un altro interrogativo si riferiva invece alla necessità o meno di creare nuovi diritti per il mondo informatico oppure no. Tutto ciò, lo vedremo nei prossimi paragrafi di questo articolo intitolato: “I diritti nell’era di internet”. 

Internet richiede regole? 

Regolazione vs autoregolazione

L’affermazione “internet richiede regole”, fino a pochi anni fa era vista più come un interrogativo, e andando un po’ più a ritroso nel tempo, costituiva una vera e propria negazione. Ai suoi albori, internet veniva infatti visto come uno spazio privo di regole. Vi era una vera e propria riluttanza verso una qualsiasi forma di regolamentazione. Il motivo di tale avversione, risiedeva nella paura che in qualche modo la portata dei diritti ne risultasse in qualche modo sconfitta. Ciò a causa del rischio di una loro delimitazione eccessiva. La visione di internet come “il più grande esperimento di anarchia” (così come definito da E. Schmidt) della storia, caratterizzata (come sostenuto nel 1996 da John Perry Barlow all’interno della sua Dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio) dall’autoregolazione e dall’assenza di un sovrano, non è più attuale. In Internet non troviamo più come ha detto G. De Minico, un “heaven of the self-regulation“. 

Questo approccio ad Internet però, ha preso vigore solo negli ultimi anni. Infatti, solo nel 2010 ci si poneva la domanda – come sottolineato da G. Camera e O. Pollicino – se fosse possibile prevedere delle regole in grado di governare la Rete, e se si, in concreto chi avrebbe dovuto adottare tali regole. Oggi, nel 2018, non ci poniamo più questa domanda. All’opposto, abbiamo la consapevolezza che internet necessiti di specifiche regole, che circoscrivano cosa si possa fare e cosa no nella dimensione virtuale.

È necessario creare nuovi diritti?

Carlo Blengino ha detto che: 

non è necessario creare nuovi diritti, ma rivedere e aggiornare ai tempi del web quelli già tutelati nella vita di tutti i giorni.

Senz’altro, aggiornare i diritti già esistenti per renderli efficaci anche nella dimensione informatica, è importante, e infatti così è successo per molti diritti. Basti pensare al diritto alla privacy, che è stato proprio di recente protagonista di innumerevoli cambiamenti con l’avvento del GDPR. Ma è altrettanto vero, come diceva Norberto Bobbio, che:

l’attuazione di una maggiore protezione dei diritti dell’uomo è connessa con lo sviluppo della civiltà umana.

Contestualizzando questa affermazione di Bobbio all’interno della nostra tematica, per “sviluppo” potremmo intendere anche quello tecnologico e informatico.

Rovesciando quindi la frase, si potrebbe dire che lo sviluppo tecnologico e quello informatico richiedano una maggiore protezione dei diritti. E maggiore protezione vuol dire, non solo aggiornare diritti già esistenti, ma anche creare nuovi diritti necessari a tutelare esigenze inesistenti prima dell’avvento di internet.

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