DPIA e valutazione del rischio elevato

DPIA e valutazione del rischio elevato

Nel precedente articolo abbiamo parlato della DPIA, ossia della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali. Abbiamo anche visto come questo tema si ricolleghi a quello di accountability.

Come anticipato, oggi parleremo di un argomento molto importante. Ossia dei 9 criteri che ci servono per valutare se eseguire un certo trattamento possa portare ad un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche.Abbiamo già visto che solo in presenza di questa tipologia di rischio vi è l’obbligo di effettuare il Data Protection Impact Assessment.

Tuttavia, è importante sottolineare che anche se riscontrassimo uno di questi criteri, questo non porterebbe ad affermare che si tratti di rischio elevato anche se è molto probabile. Infatti, per configurarsi con certezza la fattispecie “rischio elevato”, e sussistere l’obbligo di fare la DPIA in capo al titolare del trattamento, è necessaria la sussistenza di almeno 2 criteri su 9.

I 9 criteri di valutazione del rischio elevato

Diciamo subito una cosa: questi non sono criteri frutto della fantasia di qualcuno. È infatti stato il Gruppo di lavoro Art. 29 ad aver elaborato questi criteri all’interno del WP248. Partiamo adesso con analizzarli uno per uno:

  1. Profilazione: se la profilazione porta ad una valutazione o assegnazione di un punteggio, in particolare del rendimento professionale ma anche della salute, degli interessi personali ecc…
  2. Trattamento che prevede un processo decisionale automatizzato: quando ciò vada ad incidere in modo significativo sulle persone fisiche.
  3. Monitoraggio sistematico:  ossia monitorare gli interessati e raccogliere i loro dati senza che loro lo sappiano. Un esempio è il tracciamento attraverso l’utilizzo del GPS.
  4. Dati sensibili o altamente personali: cioè dati come ad esempio le informazioni sulle opinioni politiche.
  5. Trattamenti su larga scala: di base si potrebbe trattare di trattamenti che non rappresenterebbero un rischio elevato. Ma l’essere su larga scala determina questo rischio. Rientrano in questa fattispecie, la durata cioè la persistenza dell’attività di trattamento e la sua estensione geografica.
  6. Estrazione dell’informazione nascosta: attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (come gli strumenti di business intelligence), dall’elaborazione dei dati è possibile estrapolare informazioni nascoste.
  7. Interessi vulnerabili: cioè uno squilibrio di potere nella relazione tra l’interessato ed il titolare del trattamento. Ad esempio: se l’interessato è un malato, un minore, un dipendente o un anziano.
  8. Nuove tecnologie.
  9. Trattamento che impedisce di esercitare un diritto.

Sonia Lavoratti

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