web design firenze

web design firenze è un sito internet

 

appositamente progettato e

 

costruito per ospitare numerose

 

attività commerciali:

 

punti vendita della grande distribuzione organizzata,

 

negozi specializzati al dettaglio,

 

all’ingrosso o temporanei,

 

catene commerciali in franchising,

 

cinema,

 

ristoranti,

 

banche e altri servizi

 

alla persona come parrucchieri,

 

palestre e altro.

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Il centro commerciale nasce secondo criteri che

 

prevedono un progett e i

 

in seguito una gestione unitaria.

 

È solitamente di proprietà di una società immobiliare

 

 

che la può concedere in gestione ad

 

un’altra società operativa.

 

Con questa società le diverse imprese commerciali

 

sottoscrivono un contratto per l’utilizzo delle aree utilizzate,

 

degli spazi comuni e dei servizi di struttura

 

del centroIl contratto può contenere altri aspetti,

 

quali aspetti di immagine comune o giorni/orari di apertura.

 

Questi centri sorgono allo scopo di concentrare

 

in un unico spazio un considerevole numero di attività commerciali e di

 

intrattenimento, così da offrire al

 

consumatore un’ampia gamma di beni e

 

servizi cui accedere senza compiere lunghi spostamenti.

 

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Un centro commerciale a Roques in Alta Garonna in Francia, basato su un ipermercato Leclerc, 120 negozi e dodici

 

ristoranti

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Penny Hill Centre, Hunslet, Leeds.
 

Il format del centro commerciale viene introdotto in Italia agli inizi

degli anni settanta in alcune regioni del nord sul modello dei centri nati in Francia;

il boom d’espansione della formula si ha però a partire dalla fine degli anni ottanta e prosegue sino ad oggi con la presenza in ogni provincia italiana.

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Essi inizialmente prevedono un ipermercato (più raramente un supermercato) che funge da polo d’attrazione per altri negozi di minori dimensioni (in genere una decina/dozzina).

Solitamente queste sono attività di servizi complementari all’ipermercato (per esempio edicole, lavanderie, calzolai, sportelli bancari, gastronomie, agenzie viaggi).

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Oggi questo format tende ad essere meno seguito,

 

tanto che non viene più nemmeno definito “centro commerciale”, bensì “ipermercato con negozi” o “ipermercato con galleria

 

commerciale”,

 

 

i negozi in genere risultano essere meno ma di dimensioni più grandi (ad esempio di abbigliamento, calzature e/o bar/caffetterie).

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Negli anni il numero di negozi e la superficie commerciale sono andati via via aumentando: come riportavano le pubblicità

 

dell’epoca, il centro commerciale

 

Le Piramidi di Torri di Quartesolo (VI) era il più grande d’Italia con 150 negozi:

 

oltre il doppio del più grande centro commerciale realizzato fino ad allora

(il Centro Giotto di Padova che contava circa 75 negozi).

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Talvolta alcuni centri commerciali vengano ospitati in aree industriali dismesse opportunamente ristrutturate,

in tal caso essi sono caratterizzati dall’avere i negozi disposti su molti piani.

 

sul cento commercialefirenze online, puoi trovare tutto e comodamente da casa tua,

 

proprio come se tu fossi all’interno del centro commerciale (struttura edilizia)

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Il centro commerciale direzionale o polivalente si differenzia dal centro commerciale tradizionale per i servizi offerti e le

 

attività in esso svolte.

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Un centro commerciale è una struttura che racchiude al suo interno un supermercato o ipermercato (GDO), contornato da

 

una serie di negozi

 

(galleria commerciale) e ristorazione.

 

Il centro commerciale direzionale è caratterizzato invece da un’offerta più ampia di servizi.

 

Nella stessa struttura infatti, oltre alle tradizionali funzioni commerciali sopra descritte,

 

è presente un’ampia varietà di servizi non solo di natura commerciale.

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L’area riservata alle attività commerciali

 

è affiancata da altre aree o sezioni modellate per ospitare funzioni come uffici

 

 

direzionali, ambulatori,

 

laboratori medici,

sedi istituzionali pubbliche o di sindacato.

 

In pratica il centro commerciale direzionale

 

o polivalente unisce agli scopi commerciali tradizionali una ricca offerta

 

di strutture di interesse pubblico e sociale.

 

 

Allo stesso modo i benefici e i punti di forza dei centri commerciali

 

(facilità di accesso e di parcheggio, aree riscaldate/climatizzate al coperto,

 

razionalizzazione degli spazi, sicurezza, comodità) diventano un valore aggiunto anche per tali funzioni sociali e pubbliche.

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Prima esperienza italiana di centro commerciale polivalente è il Centro Empoli, nato nel 2007 su progetto congiunto

 

dell’Inres e degli architetti Adolfo Natalini e Renzo Funaro e caratterizzato

 

dall’inserimento della struttura in un parco naturale di

 

7 ettari e dalla presenza di una serie di attività artigianali ospitate in circa 1500 m2.

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Il Le Befane Shopping centre di Rimini

 

Altro format che si è molto sviluppato negli ultimi anni,

 

ovvero un’aggregazione di negozi di medie-grandi dimensioni

 

(ipermercati, mercatoni, mobilifici,

 

casalinghi, outlet, grandi magazzini, centri bricolage, …)

 

ciascuno con entrata indipendente

 

(è quindi assente una galleria coperta) localizzata in aree extraurbane.

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I centri commerciali fanno parte di quegli spazi che l’etno-antropologo francese Marc Augé

 

definisce «nonluoghi» in

 

contrapposizione ai classici luoghi antropologici:

 

i nonluoghi sono quegli spazi prodotti della cosiddetta

 

società della surmodernitàche

 

hanno la prerogativa di non essere identitari,

 

relazionali e storici,

 

spazi in cui moltitudini di individui si incrociano senza

 

entrare in relazione,

 

spinti solo dal desiderio di consumare o di

portfolio

 

dicono di noi

 

accelerare le operazioni quotidiane.

 

L’identificazione dei centri commerciali come nonluoghi,

 

tuttavia, è stata oggetto di messe a fuoco

 

distinte da quella di Marc Augé:

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da una ricerca del 2010 effettuata in Italia

 

perchè su un vasto campione di studenti delle scuole

 

superiori emerge come i centri

 

Lo stesso

 

commerciali siano uno dei punti di ritrovo

 

d’elezione per gli adolescenti,

 

che li pongono al terzo posto delle proprie

 

preferenze d’incontro dopo casa e bar.

 

Secondo Marco Lazzari i

 

cosiddetti “nativi digitali” lo sono anche

 

rispetto ai centri commerciali,

 

nel senso che non li percepiscono

 

come una cosa altra da essi stessi:

 

sfuggendo la retorica del nonluogo e

 

 

ogni snobismo intellettuale,

 

i ragazzi sentono il centro commerciale

 

come un luogo vero e proprio,

 

di frequentazione

 

non casuale e non

 

orientata soltanto all’acquisto,

 

dove si può

 

esprimere la socialità,

 

incontrare gli amici e

 

praticare con loro attività

 

divertenti e interessanti.

 

 

Lo stesso Augé convenne in

 

seguito che «…

 

qualche forma di legame

 

sociale può emergere ovunque:

 

perchè i giovani che si

 

incontrano regolarmente

 

Lo stesso

 

in un ipermercato, per esempio,

 

possono fare di esso un punto di

 

incontro e inventarsi così un luogo»

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